AFGHANISTAN: geografia, storia, problemi politici e sociali

L’Afghanistan è un paese montuoso situato nell’Asia centrale, la cui rilevanza geopolitica all’interno del continente asiatico si è storicamente palesata.

Esso occupa una superficie di 652 255 chilometri quadrati, con una popolazione di 32 milioni di persone e può a ragione esser definito un paese multietnico. Tale composizione multietnica è stata fonte di arricchimento culturale ma anche di problematiche concernenti la vita politica del Paese. Sono state proprio

le divisioni etniche, infatti, a corroborare il controllo delle superpotenze orientali –

occidentali e a consentir loro l’instaurazione di governi autonomi.

In molteplici occasioni, inoltre, sono state le stesse superpotenze a fomentare conflitti tra etnie che avevano precedentemente trovato un modo di vivere pacificamente insieme.

Ogni fase della storia dell’Afghanistan è costellata di drammatici episodi come questo, gli interventi stranieri, infatti, hanno da sempre utilizzato le differenze etniche e religiose per scopi politici e strategici, giungendo talvolta a drammatici episodi di pulizia etnica.

Fino al 1747 l’Afghanistan era chiamato “Khorasan”, ma in quell’anno Ahmad Shah Durani dopo aver preso il potere decise di conferire al paese il nome della propria etnia.

Lingue ed etnie

In Afghanistan esistono circa 10 lingue con 31 differenti pronunce tra quelle

finora conosciute. Le più importanti sono: Farsi, Pashtu, Uzbeko, Turkmeno, Nuristano, Beluci e Pashaie.

I principali gruppi etnici, invece, sono i Pashtun, i Tajiki, gli Hazara e gli Uzbeki.

I Pashtun costituiscono il 36 % della popolazione, vivono in prevalenza al sud, parlano la lingua Pashtu e dal punto di vista religioso sono storicamente musulmani sunniti.

Essi mantengono il potere dal 1747 e in determinati periodi storici i loro maggiori esponenti hanno tentato di modificare o cancellare i diritti principali di chi non appartiene alla loro etnia. Per questo motivo in disparate occasioni le altre etnie, combatterono contro i Pashtun affrontando penose persecuzioni a sfondo razziale e tragiche uccisioni, al solo scopo di difendere la propria esistenza ed identità culturale.

Una parte dei Pashtun vive tuttora di nomadismo: ogni anno, con i primi caldi, all’inizio della primavera migrano dal sud verso le zone più verdi del nord dell’Afghanistan, attraversando con carri e greggi proprietà private e calpestando prepotentemente le terre coltivate dalle popolazioni stanziali.

Per questo motivo essi suscitano spesse volte, disagi e contese, che sfociano talvolta in macabri massacri.

Per i Pashtun nomadi, l’istruzione e l’educazione non sono rilevanti, mentre lo è invece per la popolazione residente nelle città.

Proprio a causa di tale noncuranza, nelle regioni da essi popolati anche i capi, gli ufficiali e i rappresentanti del governo sono in gran parte analfabeti.

I Tajiki vivono nelle regioni settentrionali dell’Afghanistan e costituiscono circa il 24% della popolazione. In passato i Tajiki come gli Hazara e gli Uzbeki sono stati perseguitati e discriminati per motivi razziali. Durante il primo governo di

Zaher Shah, la popolazione appartenente a quest’etnia è stata interamente deportata in alcune zone delle Regioni di Takhar e Kundez, affinché le loro terre potessero esser cedute ai Pashtun. I Tajiki discendono dagli Ariyan e sono di religione sunnita, la stessa dell’etnia Pashtun, particolare questo, che ha consentito loro di sopravvivere in molteplici occasioni.

Gli Hazara abitano nella regione centrale dell’Afghanistan e rappresentano più del 25% della popolazione, hanno caratteristiche somatiche affini ai popoli dell’Asia centrale. Alcuni storici sostengono che essi discendano direttamente dall’esercito di Gengis Khan. Quest’interpretazione della storia tuttavia è errata, in quanto gli Hazara vivevano in Afghanistan prima della conquista da parte dei Mongoli, anche se non vi è dubbio che essi abbiano tratti somatici somiglianti a quelli dei Mongoli, come del resto, molti abitanti dell’Asia centrale. Attaccati dai Mongoli, gli Hazara combatterono valorosamente, ma una volta sconfitti, nella loro regione rimase parte dell’esercito di Gengis Khan e ciò portò nel tempo alla compresenza e successiva mescolanza di vinti e vincitori.

In tempi antichi gli Hazara ebbero un governo indipendente e una dinastia di imperatori chiamati Sherane Bamiyan, la cui capitale era Welloyat Bamiyan. Prima della conquista araba dell’Afghanistan e dell’arrivo della religione islamica, questo popolo era di fede zoroastriana e successivamente buddista come testimoniavano le statue di Bamiyan distrutte dai Talebani nel 2001. Queste due grandi statue rupestri, una maschile alta 54 metri chiamata Salsal e l’altra femminile alta 36 metri, erano riconosciute tra le opere artistiche più importanti e rappresentative dell’identità culturale degli Hazara, nonché appartenenti all’eredità culturale umana.

In diverse occasioni, gli Hazara, sono stati oggetto di persecuzioni e massacrati dagli stessi loro governanti. Nel 1832, ad esempio, Abdurrahman Khan uccise il 62% degli Hazara ed anche nel periodo del regime talebano avvennero stragi nelle città di Bamiyan, Mazari Sharif, Ghazni e Kabul.

Tali nefandezze necessitano di rimanere nella storia con il loro nome: pulizia etnica e genocidio.

Gli Uzbeki discendono dalle tribù che nel VII secolo arrivarono in Afghanistan dalla Turchia, dall’ Azerbaijan e dall’Uzbekistan, ma col trascorrere del tempo essi vissero a fianco degli Hazara e stabilirono con loro buone relazioni sociali. Gli Uzbeki vivono nelle regioni settentrionali e presso i confini dei paesi dell’Asia centrale, parlano la lingua uzbeka (somigliante al turco) e costituiscono il 10% della popolazione dell’intero paese. Gli Uzbeki come gli Hazara e i Tajiki dopo la presa di potere da parte dei pashtun nel 1747, vivono come uomini di seconda categoria, senza aver mai potuto godere appieno dei diritti politici e sociali. Anche questo è uno dei fattori che tuttora alimentano la guerra nel paese, i gruppi etnici minoritari infatti, si sentono oppressi e aspirano a diventare cittadini afghani a pieni diritti, mentre il gruppo dominante cerca di mantenere per sé privilegi ereditati dai loro padri.

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