AFGHANISTAN: geografia, storia, problemi politici e sociali 2

Dal punto di vista amministrativo, l’Afghanistan è diviso in 34 regioni, chiamate “welloyat”. Anche tale divisione comporta discriminazioni, nella costituzione afghana infatti, le divisioni amministrative sono basate sul numero di abitanti, tuttavia, mentre le regioni del sud poco popolose sono abitate dai Pashtun, le altre hanno il doppio degli abitanti.

Cultura, educazione e arte

Dal punto di vista culturale, l’Afghanistan è una delle regioni dell’Asia più ricche di testimonianze storiche e artistiche millenarie. Testimonianze di cui è colma, ad esempio, la città di Bamiyan. La regione di Mazari Sharif, invece, è considerata il centro della civiltà parsi. Questa città in tempi antichi era il più grande centro culturale, commerciale e artistico dell’Asia, ivi si espressero i più grandi filosofi e poeti del periodo. Tra i più celebri possiamo citare: Mavlana Jalaladin Mohammad Balkhi detto Rumi, poi Aburahiam Alberom e Abuali Senai Balkhi. In questa città vennero accolte ed ebbero modi di esprimersi anche grandi religioni orientali come lo Zoroastrismo e il Buddismo.

Dal punto di vista linguistico si ritiene che la lingua farsi sia nata proprio in questa zona. Testimonianze storiche riferiscono, infatti, che qui vigeva lo zoroastrismo e veniva perciò parlato l’Ostan, ovvero la lingua di Zoroastro. Col trascorrere del tempo, dal libro sacro di questa religione e da diverse contaminazioni linguistiche, prese origine la lingua parsi che successivamente si mutò in farsi. Per la lingua farsi, venne anche adottato un nuovo alfabeto, quello arabo, a cui vennero però apportate alcune modifiche. Questa grande città possiede tuttora le rovine del Tempio del fuoco che essendo un luogo storico e significativo per tutti gli zoroastriani, viene visitato da migliaia di persone ogni primavera. L’educazione in Afghanistan ebbe diverse fasi, ma c’è un tema condiviso da poeti, scrittori, ma anche dalla gente comune: è il tema dell’amore associato ad immagini di tristezza. Tutti i precetti ed i versi costituiscono veri e propri poemi che vennero e vengono tuttora utilizzati come veicolo d’istruzione.

La lingua farsi nata in Afghanistan è stata esportata anche in zone limitrofe e attualmente essa viene erroneamente chiamata “dari”. Durante il dominio Ottomano, infatti, questi chiamarono il farsi “dari” o “darbar” che significa lingua “pulita e chiara”. Essa era usata esclusivamente alla corte del re, ma partire dal 1747 i governatori pashtun impedirono il suo diffondersi, tentando addirittura ad inserirvi termini di origine araba.

*Attualmente in Afghanistan, parole di origine straniera e iraniana vengono utilizzate soprattutto nelle università, nelle scuole o negli orfanotrofi. Con il tempo, tuttavia, ostilità ed ignoranza  riuscirono a far credere alla gente che il farsi fosse diverso dal dari.

Ciò rappresenta un dolore per tutti coloro i quali parlano il farsi in Afghanistan, in quanto nessuno vuole veder spegnersi la propria cultura, lingua ed identità. L’Afghanistan è stata la culla della civiltà persiana, ma attualmente molte delle tracce e della storia di questa dolce lingua sono andate perdute. I politici e i governanti dell’Afghanistan hanno dapprima espresso nei confronti del farsi mera ostilità, per arrivare poi a vere e proprie discriminazioni, persecuzioni e stragi.

Per questo motivo oggi in tutto il mondo si apprezzano e in molte università si studiano le poesie di Mavlani, grande poeta divenuto famoso col nome di Rumi, mentre in Afghanistan la gente sa ben poco di lui. Fardowsi scrisse un libro di poesia epica intitolato Shahnama contenente 66 mila versi, la seconda composizione poetica al mondo per dimensioni, nella quale vengono descritti tutti gli eventi storici avvenuti nell’area geografica dell’Afghanistan, ma pochi sono interessati all’opera di questo grande autore. Dopo la rivoluzione comunista del 1978, nonostante le guerre perpetue, l’educazione e l’arte hanno compiuto passi importanti, molte opere nuove e preziose sono state prodotte in Afghanistan anche nel campo dell’arte moderna. Purtroppo, però, molti poeti e artisti contemporanei anni sono emigrati e quelli rimasti affogano nel fiume di sangue che inonda il paese, essi perciò trasformano in immagini i dolori e la tristezza di questo tempo. E’ in particolare la musica ad esprimere il dolore e la sofferenza interiore della popolazione afghana.

Opere preziose vengono prodotte anche in altri campi della cultura: dalla pittura, alla scultura, alla tessitura dei tappeti. Nella città di Bamiyan in alcuni negozi vi sono ancora meravigliose rappresentazioni di Buddha o rarissime pitture risalenti a 2000 anni fa. Esistono poi gigantesche statue di Buddha e altre statue situate nel nord dell’Afghanistan le quali dimostrano la rilevanza di questa forma d’arte nel paese.

La tessitura dei tappeti ha portato alla formazione di enormi mercati divenuti famosi proprio grazie alla vendita di questi oggetti. La tessitura dei tappeti costituisce per l’Afghanistan un aspetto rilevate per lo sviluppo interno del paese, infatti ogni anno vengono venduti 2,5 milioni  di metri cubi di tappeti.*

Musica e danza

La musica in Afghanistan ha una lunga tradizione. Da importanti documenti storici

risultano essere avvenuti continui contatti e scambi culturali, religiosi e linguistici con Iran, India e Asia centrale.

La nascita delle più antiche canzoni degli Ariya si può collocare in questa regione. Questo particolare genere musicale è definito bakhtari. Ancora oggi esso è praticato nelle regioni dell’Hindukush. La musica ariya-bakhtari ha dato origine alla musica indiana, iraniana e dell’Asia centrale.

Questo genere era in origine di carattere religioso ed accompagnava la preghiera, ma venne successivamente portata dagli Ariya in India e in Iran durante le loro migrazioni.

Cinema

Il cinema, purtroppo, non ha avuto grandi sviluppi a causa della guerra. Durante il Regime Talebano il cinema, infatti, era vietato. Vi fu addirittura il tentativo di distruggere ogni opera cinematografica, ma ciò venne scongiurato grazie all’amore per l’arte di  persone coraggiose. In particolare alcune produzioni televisive di stato, oggi a disposizione di tutti, senza di queste persone non lo sarebbero state.

Società, politica e migrazioni

La società afghana, in considerazione al numero e alle caratteristiche delle etnie è una società multiculturale con varie tipologie d’educazione.

Ogni etnia e tribù ha caratteristiche proprie ed ognuna di esse tenta di conservare le

proprie tradizioni.

La compresenza dei vari gruppi ha contribuito alla ricchezza culturale dell’intero paese. Il problema maggiore tuttavia è quello politico, in quanto uguaglianza e solidarietà risultano essere mere parole, mentre la realtà mostra diritti politici negati

agli appartenenti di etnie diverse da quella dominante.

*La causa di tale situazione è da ricercarsi nella mancanza di un equilibrio politico. Ciò ha così portato a continue guerre e all’ emigrazione di milioni di persone. Una prima emigrazione massiccia per motivi politici si ebbe negli anni 1891 e 1892, quando i superstiti dell’etnia hazara, perseguitati dall’oscurantismo di Abdurrahman Kan, emigrarono in Iran e Pakistan. Successivamente al golpe comunista del 1978 e all’inizio di molteplici guerre l’emigrazione s’intensificò. Molti componenti di partiti e gruppi contendenti, temendo la perdita del potere e la vendetta degli avversari, abbandonarono il paese ed emigrarono in varie parti del mondo. Dall’inizio della rivoluzione comunista, fino alla sua sconfitta e durante gli scontri tra i partiti della “guerra santa” quasi 7 milioni di persone hanno abbandonato l’Afghanistan. Nel 1992 dopo il crollo del governo comunista, i Mujahidin si autoproclamarono difensori della libertà e liberatori del paese e ricevettero armamenti ed aiuti economici dai pesi Occidentali e in maggior misura dall’America. Essi entrarono in Afghanistan dal Pakistan e dopo aver occupato la capitale Kabul portarono ad un inasprimento della guerra, bruciato case e provocando disumani bagni di sangue. A causa del loro egoismo e fanatismo etnico non furono in grado di costruire un governo provvisorio e nemmeno di stipulare un accordo tra i gruppi rivali, che cominciarono così ad occupare militarmente differenti zone del paese. I combattimenti s’intensificarono fomentati dalla paura dei mujahidin e delle interferenze straniere. Kabul, in particolare, divenne presto città di polvere e sangue, nella il 60 per cento degli abitanti trovò la morte e  i pochi sopravvissuti abbandonarono per sempre questa città. Nella guerra di Kabul vennero uccisi anche molti hazara. Ciò avvenne per mano  del partito unitario islamico guidato da Abdurrabrasul Sadiaf, di etnia pashtun, nominato direttamente da Osama Bin Laden con la protezione dell’Arabia Saudita. Nel Febbraio del 1993, le forze militari di questo partito attaccarono la zona di Afshar, dove risiedevano solo hazara. Qui portarono morte e distruzione, massacrando più di 10 mila persone, comprese donne e bambini. La guerra dei mujahidin si trasferì poi da Kabul in altre zone e in questi quattro anni di guerre, 4 milioni di persone di diverse etnie fuggirono dall’Afghanistan.

Nel periodo del regime talebano, poi, l’emigrazione proseguì, poiché in ogni zona da loro governata, gli appartenenti ai gruppi etnici minoritari venivano colpiti e uccisi.

La caduta dei talebani sembrava avesse portato la fine della guerra in Afghanistan ed il governo provvisorio venne formato con l’appoggio dei 45 paesi arabi e il popolo afghano dopo 25 anni di guerra, emigrazione e povertà sperimentò nuovamente sentimenti e sensazioni di sicurezza e pace. Ma il ritorno della pace si mostrò essere ancora una volta un’utopia. Dopo l’entrata in Afghanistan delle forze militari dei 45 paesi arabi comandate dall’America, i talebani furono sconfitti in 27 giorni, ma non è passato molto tempo che la situazione politica è cambiata e il governo di Hamid Karzai, sotto il controllo dell’America, ha concesso il perdono a tutti i comandanti talebani e ha assegnato ad essi ruoli importanti nella politica del paese. Questa decisione è stata presa nonostante i delitti efferati compiuti dagli stessi. In tal modo l’ideologia fanatica venne ancora una volta rafforzata. I talebani, naturalmente trassero profitto da quest’occasione ed inserirono molti dei loro rappresentanti militari, politici e amministrativi nel nuovo ed inesperto governo di Karzai. Successivamente all’insediamento dei talebani nel governo, gli ordini amministrativi del paese vennero presi in grande autonomia e i dirigenti e comandanti scelti da Karzai nelle varie città iniziarono a distribuire armi e a ricostituire gruppi armati alle loro dipendenze.

D’altra parte l’America e gli altri paesi europei di fronte a questa follia, per convenienza, hanno preferito tacere e rimanere indifferenti.

La presenza di militari stranieri ha fatto conoscere sentire la gente al sicuro solo per un anno, poi è di nuovo ripresa la guerra con l’aggiunta di attacchi strategici  e uccisioni. Nel momento in cui sembrava arrivata la pace, l’Afghanistan cominciò nuovamente ad affogare in un bagno di sangue e la sua storia si trasformò ben presto in un grande enigma a cui nessuno sa più trovare una soluzione. Negli ultimi otto anni guerre sanguinose ed emigrazioni continue hanno portato la popolazione afghana sull’orlo del precipizio, annientando in tal modo qualsiasi tipo di ordine sociale.  In questi anni, 54 miliardi di dollari sono stati spesi per riportare “l’ordine e la pace” nel Paese, ma i cambiamenti non sono a tuttora visibili. La situazione è talmente grave e priva di speranza che addirittura bambini di 9 anni per aver salva la vita fuggono da questo paese, diretti verso l’Europa o altri paesi. Molti di loro annegano in mare o muoiono schiacciati sotto i tir. Milioni di innocenti a causa della guerra sono al centro di combattimenti tra talebani e forze militari straniere. La presenza di uomini armati in ogni città e paese spinge ad abbandonare l’Afghanistan. Ma nessuno finora sembra aver realmente capito la gravità di questi problemi.

Per esempio in Italia vivono 4 mila  emigrati afghani e d’altra parte l’Italia è impegnata direttamente con suoi militari in alcune zone dell’Afghanistan. Ma se l’impegno di aiuto da parte dei paesi europei è reale, gli emigrati che arrivano credendo e confidando in queste parole non dovrebbero essere considerati dei vagabondi, ma degli ambasciatori che cercano pace e sicurezza per il

proprio paese, che hanno percorso migliaia di chilometri di strade pericolose e sono arrivati non solo per salvare la propria vita ma per portare un messaggio del proprio popolo. Questo messaggio vuol riferire che il popolo Afghano è stanco della guerra, che ogni giorno desiderano e pensano ad una soluzione di pace, che essi possono essere i protettori dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Purtroppo

siamo costretti a constatare che all’arrivo di questi giovani in Europa,

le loro parole ed il loro messaggio rimangono inascoltati, così come i profondi e reali problemi dell’Afganistan.

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